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Grosseto - 11 novembre 2018

Incontro con la Comunità di Nomadelfia, popolazione comunitaria di volontari cattolici che ha messo a fondamento della sua vita la fraternità evangelica - Ore 9,30


Radha Bhatt e OraWorldMandala incontrano la Comunità di Nomadelfia

Nel 1950 la giovane Radha arriva nel Lakshmi Ashram dove incontra per la prima volta Sarala Behn. Guidata da quest’ultima, importante attivista gandhiana d’origine inglese, si forma aderendo al Programma Costruttivo per dedicare tutta la sua attenzione alle giovani ragazze e alle donne dell’Uttarakhand attraverso lo sviluppo di progetti dedicati al benessere sociale che divengono la missione di tutta la sua vita come la stessa.

E' in questo senso che si muove il suo interesse ad approfondire l'esperienza di Nomadelfia, popolazione comunitaria di volontari cattolici che ha messo a fondamento della sua vita la fraternità evangelica. Il desiderio di questa Comunità è mostrare che è possibile vivere il Vangelo in forma sociale donandosi integralmente agli altri, realizzando così quei principi di giustizia e fraternità che si è scelto di seguire. Attualmente, Nomadelfia è composta da circa 300 persone.

Nomadelfia è il frutto di un lungo cammino individuale e comunitario. Individuale perché i suoi valori, principi e impostazione di vita provengono dal carisma che si è incarnato nel suo fondatore, don Zeno Saltini (1900-1981). Comunitario perché questo carisma ha inteso raccolgiere intorno a sé un gruppo di famiglie e singoli che hanno scelto di seguirlo, in un cammino di condivisione di vita.

“Cambio civiltà, cominciando da me stesso”: con questa affermazione, don Zeno  invitava a costruire, ora, il mondo in cui vivranno i nostri fratelli, domani.

Nomadelfia è una popolazione di famiglie e di singoli, compresi alcuni sacerdoti. 


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"Senza ahiṃsā non è possibile cercare e trovare la verità. Ahiṃsā e Verità sono cosi interconnesse che è praticamente impossibile distinguerle e separarle. Sono come due facce di una moneta, o piuttosto di un disco metallico liscio senza impronte. Chi può dire, qual e il diritto, e quale è il rovescio? Nondimeno Ahiṃsā è il mezzo, la Verita è il fine. I mezzi in quanto mezzi devono essere sempre al centro della nostra ricerca, e cosi Ahiṃsā è il nostro supremo dovere. Se noi ci prendiamo cura dei mezzi, siamo destinati a raggiungere dei risultati prima o poi. Una volta che noi avremo compreso questo punto, la vittoria finale è fuori discussione."

M.K. Gandhi, cit. in J. V. Bondurant, Conquest of Violence. The Gandhian Philosophy of Conflict, Princeton, New Jersey, United States, Princeton University Press, 1958, pp. 24-25.
In collaborazione con:

Si ringraziano Vincenzo Fiorito e Angelica Lena per le immagini e le grafiche e Roberto Antonelli per il supporto tecnico